Uscite

"La leggerezza non è sinonimo di superficialità, né, in musica, di mancanza di spessore. La leggerezza è la sensazione che si respira, a mò di brezza, in tutto questo lavoro. Gli ingredienti della musica afro-americana sono ben rappresentati in “New Life Grows”, un’operazione in cui i componenti del quartetto dimostrano di aver studiato e approfondito il lessico del jazz (la title track, Little Kicks, Noisy Neighbours) e anche di quello che gli ruota attorno (il funk di Acido Blues, di Sgramma, di Waiting For). Comunque la si voglia etichettare questa è una musica che viene immediatamente riconosciuta. Per carità nulla a che vedere con i talent show o con certe formule di masticata e trita attitudine per quelli di bocca buona. Qui ci si rivolge a coloro i quali sono abituati ad abbeverarsi alla musica con la emme maiuscola. Quella che ancora oggi continua a far vibrare le corde delle nostre emozioni. Ci riferiamo ad una riconoscibilità che semmai tradisce ascolti ripetuti dei grandi classici, quelli incisi dai giganti del jazz. Su quegli ascolti Luca Cacucciolo e i suoi compari hanno consumato le testine dei loro lettori CD o forse le puntine dei loro giradischi, su quegli ascolti si basa la leggerezza di cui parlavamo. Con l’augurio che se ne possano fare ancora tanti."

Luca Cacucciolo Quartet

New Life Grows

AMC009 A.MA Records 

Luca Cacucciolo -       Piano/Electric piano

Francesco Bianchi     Sax

Alex Orciari                Bass

Matteo Rebulla          Drums

 

 

Walk Tall New Album "Roots On Top" AMC 008 A.MA Records

Gilles Estoppey piano

Enric Peinado guitar

Giampaolo Laurentaci double bass

Tijn Jans drums

Produced by Walk Tall

Executive Producer A.MA Edizioni / A.MA Records

Release date December, 21, 2016

info@amaedizioni.it

www.amaedizioni.it

Davide Peluso Quartet " The Blue Zone" AMC007

Davide Peluso                Contrabbasso

Alberto Parmegiani         Guitar

Andrea Biondi                 Vibrafono

Riccardo Gambatesa     Batteria

Sono abituato da molto tempo ormai ad ascoltare una grande quantità di musica. Di tutti i generi. Quella che mi coinvolge di più, da sempre, è la musica in cui le sovrastrutture lasciano spazio al flusso delle emozioni. La musica soul per esempio, o il reggae o la musica africana oppure il jazz quando mette da parte la sua cerebralità e si lascia andare, tingendosi di swing, facendo in modo che il rapporto tra chi suona e chi ascolta diventi un tutt’uno, un continuum appunto, come il titolo di questo disco.

Non avevo mai sentito i nomi dei suoi protagonisti – a parte quello di Daniele Scannapieco ovviamente e di Alessandro Presti vincitore del Premio Massimo Urbani nel 2014 – ma quando, molto garbatamente mi è stato chiesto di scrivere le note di copertina di questo che è il loro secondo lavoro, ho accettato di buon grado. Per due motivi. Innanzitutto perché la musica che vi è incisa mi è piaciuta, e molto. Poi perché quando degli esordienti dimostrano di conoscere il linguaggio dell’idioma afroamericano in maniera così sottile e disincantata la voglia di esservi coinvolto in qualche modo diventa un’esigenza. E Bruno Salicone, Francesco Galatro, Armando Luongo, il jazz, come suonarlo, lo sanno molto bene.

Presti alla tromba swinga alla grande e Scannapieco (ospite in due brani, Ma l’anima non muore e Gae’s Theme) è un sassofonista superbo dal fraseggio elegante ed energico. I due si integrano perfettamente all’interno del combo ma se l’intento era quello di avvalersi di nomi di prestigio per spingere il disco, se ne poteva fare tranquillamente a meno. Gli Ipocontrio sono in grado di camminare con le proprie gambe. Nicola Gaeta (Musica Jazz)

Ipocontrio “Continuum” AMC 004  A.MA Records

Personell:

Bruno Salicone: Piano

Francesco Galatro: Double Bass

Armando Luongo: Drums

Featuring:

Alessandro Presti: Trumpet

Daniele Scannapieco: Sax on “Ma L’Anima Non Muore” and “Gae’s Theme”

Recorded at Zork Studio January 2015

Executive Producer: Antonio Martino

Produced by A.MA Edizioni for A.MA Records

Release date May 2016

Nel Gennaio 2016 esce, per l’etichetta A.MA Records, il nuovo album di Fabrizio Savino, “Gemini” il terzo da leader della sua produzione discografica. Un passo significativo, nella sua carriera artistica, meta finale di un percorso creativo iniziato con un quintetto in “Metropolitan Prints”, continuato con un quartetto in “Aram” per approdare a Gemini.

In questo progetto Fabrizio si confronta con uno degli ensemble più complessi della musica, il Guitar Trio: che gli consente di esprimere la sua più vera autenticità, le sue emozioni più nascoste svelando la sua personale capacità tecnica assieme ad una originalissima abilità compositiva.

La track list prevede dieci brani tutti originali a firma del chitarrista. La scelta del titolo “Gemini” simboleggia la visione centrale della vita, la capacità di trovare l’equilibrio tra gli opposti attraverso la musica. Nato dopo un anno di scrittura e prove, Gemini è un disco segnato da continue oscillazioni emotive, carico di un leitmotiv denso e intenso con un sound molto personale dove ogni strumento cura più aspetti sonori durante l’esecuzione del brano.

La formazione vede la presenza di due raffinati musicisti del panorama jazzistico Italiano: Luca Alemanno al contrabbasso e Gianlivio Liberti alla batteria.

Under a Shimmery Grace Alberto Parmegiani Quintet New release for A.MA Records

Alberto Parmegiani Guitar

Gaetano Partipilo Sax

Enrico Zanisi Piano

Francesco Ponticelli Double Bass

Enrico Morello Drums

Recorded at A.MA Studios January 2015

Note di Roberto Ottaviano per “Under A Shimmery Grace”

Quando conobbi Alberto, ormai tanto tempo fa, venne a trovarmi appena di ritorno dagli States dove si era fermato per un periodo di studi al Mannes College of Music di New York. Mi fece subito l’impressione di un ragazzo sincero e appassionato, senza complicati alambicchi mentali e con quella voglia pulita di far musica di getto, provando il brivido e l’emozione che questo gesto semplice può donare.

A distanza di anni, Alberto per fortuna non ha perso questo pregio ed è rimasto fedele a questo tratto caratteriale anche se il rovescio della medaglia è stato quello di una certa timidezza che nel nostro panorama non ne ha giovato il giusto riconoscimento. Gli americani lo definirebbero un “under-rated artist”, insomma un talento meritevole di maggior riconoscimento. Bene, posso assicurarvi che il talento è davvero tanto e concreto, e Alberto in tutto questo tempo non ha fatto altro che affinarlo ulteriormente, come strumentista e compositore, restituendoci in questo lavoro una identità precisa e matura. Lavorando sull’asse dei mentori a lui più cari ha reso ancor più asciutto il sound, con un attacco ed una articolazione sicuri ed equilibrati, un fraseggio moderno ma pregnante della grande tradizione (Blues Me). Naturalmente anche la capacità di supportare la forma ed i solisti con un comping adeguatamente disposto nel ritmo e negli spazi è da annoverare tra le sue doti, e sappiamo come sia spesso facile invece sfuggire a questo ruolo centrale in una band cedendo ad inutili protagonismi. Alberto sa come essere leader, assolvendo a questo compito tenendosi un passo indietro e assecondando anche il solismo fresco e sicuro dei giovani compagni come il pianista Enrico Zanisi (Feet Don’t Fail Me Now). La vena compositiva si inscrive nel solco modern mainstream di New York, con un piglio tutto live, catturando spesso le atmosfere care ai solisti ed i gruppi che calcano le scene dei posti rituali della Apple, come lo Smoke e lo Smalls. Ma è inutile cercare qui riferimenti che lasciano il tempo che trovano, la musica di Alberto sa anche approfittare di una vena melodica che ormai da tempo anche l’Italia ha metabolizzato e rilanciato con tratti assolutamente tipici (L’Oss Inv e Crossing). Il team contrabbasso e batteria composto da Francesco Ponticelli e Enrico Morello poi, nell’architettura complessiva della musica, serve al meglio con sagacia ed intelligenza di colori e pulsioni, il Dna di un gruppo che sembra stare insieme da sempre. Qui poi Alberto ritrova un vecchio, si fa per dire, partner, che al sax alto è il suo perfetto alter ego nella front line di questa proposta: Gaetano Partipilo. Aerobico e dalla consumata verve, Gaetano è a mio avviso l’altoista più completo in giro oggi per l’Europa. Tutto sommato qui contiene il suo solismo nei perimetri prescritti dalla scrittura di Parmegiani, tuttavia ascoltarlo in questo contesto ci consente ancora una volta di ascoltare il retaggio lontano di Adderley, che ormai oggi si è elaborato in un eloquio in sintonia e senza alcun timore reverenziale con i grandi stilisti attuali d’oltreoceano (The End Of A Love Affair). Insomma Alberto è partito con la mossa migliore, circondandosi dei colleghi a lui più congeniali, proseguendo con la strategia degna di un giocatore navigato, creando e cucendo gli ambienti compositivi più adatti a “fare gruppo” e a far risaltare le capacità individuali di ciascuno. Infine ha giocato a tutto tondo con un solismo raffinato e senza sbavature vincendo la sua partita con un lavoro che ha centrato l’obiettivo. Unica pecca, se così la si può definire, è che alla fine del suo ascolto si ha voglia di ritornare dall’inizio. Capita sempre così con i dischi onesti, ben fatti, che ti lasciano qualcosa dentro.